2nov/096

Halo 3: ODST – Spin off o “spin flop”?

ODST (apre)Halo 3: ODST era una scommessa rischiosa. Il primo Halo senza il suo protagonista indiscusso Master Chief, uno “spin off” inatteso, un episodio parallelo che doveva mischiare un po’ le carte in tavola e proseguire la serie Bungie anche dopo il fantomatico “finish the fight” di Halo 3, episodio conclusivo della saga, che eppure conclusione non è stata, se è vero che ora abbiamo ODST e presto avremo Reach. Ammettiamolo: al momento dell’annuncio, la sensazione è stata subito “vogliono ancora qualche uovo d’oro dalla loro gallina preferita”. Al di là di valutazioni sullo spirito “sincero” o meno, commerciale o meno di questa uscita, vediamo allora una cosa sola: l’uovo d’oro è riuscito o no?

La risposta, per chi scrive e senza mezzi termini, è: no. ODST è un episodio quantomeno “incerto” della serie, che non aggiunge davvero niente e, in quanto a dinamiche, se ne discosta molto poco, offrendo uno di quei famosi “more of the same” di cui già abbiamo parlato su JAVS, a dispetto dei proclami iniziali, che lo annunciavano come un episodio molto “diverso” dai precedenti. Cominciamo dalla base, ossia dalla storia suddivisa tra più personaggi. ODST doveva essere “diverso” grazie alla sua struttura basata su più protagonisti e più trame che si intrecciano, ma in realtà non c’è davvero niente di tutto questo.

Il setting è molto semplice: la megalopoli di New Mombasa, sulla Terra, è stata attaccata dai Covenant e noi, nei panni di una squadra di ODST (Orbital Drop Shock Troopers – Truppe d’Assalto Orbitali) dovremo cercare di capire il perché di questo assalto, perché sia avvenuto proprio lì, e ovviamente fare il possibile per respingerlo. Gli ODST sono specializzati proprio in questo: vengono proiettati nelle zone “calde” attraverso le loro capsule, che i fan di Halo conosceranno, e fanno il lavoro sporco in mezzo al nemico. Ovviamente, il “lancio” andrà male e il team si disperderà subito: questa è la premessa che ci porterà a giocare spezzoni di trama impersonando eroi differenti. Per la maggior parte del tempo, vestiremo i panni dell’immancabile “recluta”, che sarà separata dal resto del gruppo e dovrà cavarsela da sola, esplorando le vie di New Mombasa, città tecnologica e fredda, con i suoi grattacieli d’acciaio e vetro.

ODST (5)

Le strade di New Mombasa sono immerse nell'oscurità: per vedere qualcosa dovremo attivare il visore, che si accende con "X" e contorna palazzi e nemici di linee colorate. L'effetto è gradevole, ma doverlo tenere praticamente sempre acceso (come in Batman: Arkham Asylum) rende il tutto un po' privo di senso.

La città è senz’altro un elemento di differenza rispetto ai “soliti” Halo: la mappa è più articolata, anche se non troppo, ed è incanalata in vicoli metropolitani, piuttosto che offrire larghe aree come quelle che abbiamo spazzato via nei panni di Master Chief. Esplorandola nei panni della nostra recluta, incontreremo di tanto in tanto degli oggetti appartenuti ai nostri compagni (pezzi dell’equipaggiamento, principalmente), dando così vita a dei flashback che ci porteranno a giocare la loro parte di storia. Carino, ok, ma qui cominciano i problemi. Innanzitutto, la storia praticamente non esiste. E’ un brutto vizio che tanti sparatutto (Halo incluso) hanno, quello di buttare lì alla rinfusa pezzi di trama che non si legano bene insieme, e ODST non è diverso… anzi. Il gioco finisce senza lasciarci capire molto bene cosa è successo e perché, e senza aggiungere davvero niente alla timeline di Halo.

Anche il fatto di giocare attraverso gli occhi di più personaggi, in sostanza, non aggiunge nulla, per il semplice fatto che sono tutti identici fra di loro. Inizialmente magari potranno essere dotati di un set di armi differenti, ma finite le prime munizioni le getterete comunque via raccogliendone altre e azzerando di fatto ogni differenza. Parlando di armi, queste sono praticamente identiche a quelle degli Halo precedenti, e questo può dirsi anche dell’aspetto tecnico, che è sostanzialmente immutato e, seppur ancora bello (per carità!), di certo non impressiona. In alcuni frangenti, anzi, dimostra tutta la sua età: guardate i volti dei personaggi, espressivi come un mattone, per capire cosa intendo.

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