11gen/1025

La bella (??) vita dello sviluppatore di videogiochi!

2477643864_068166a580Lavorare nel mondo dei videogiochi dev’essere fantastico, vero? Inserirsi in un ambiente creativo, fatto di gente giovane che realizza prodotti destinati al divertimento di tutti noi bambini grandi e piccini… cosa ci può essere di meglio? Aziende del genere non possono che essere “friendly” e rispettose delle condizioni lavorative, vero? Beh… insomma! Stando a quanto hanno da dire gli impiegati di Rockstar, questa specie di paradiso terrestre in cui tutti camminano a piedi nudi vestiti di bianco e scambiandosi fiori profumati sarebbe in realtà più simile a una versione di Tana delle Tigri in cui a fine mese ti dicono pure “arrivederci e grazie”. Leggete dopo il warp, va’…

In realtà, non sono direttamente gli impiegati di Rockstar a lamentarsi, bensì le loro povere mogli abbandonate. Vi ricordate quella lettera che circolò tempo fa a firma di una misteriosa “Sposa di EA”, in cui una moglie si lamentava del fatto che suo marito, impiegato EA, praticamente era segregato in ufficio, non era mai a casa e, probabilmente, quando c’era si chiudeva davanti alla console? Bene, adesso una cosa simile è successa con Rockstar San Diego, solo che a firmare il documento di protesta è stata un’intera cordata di mogli, che hanno voluto farci sapere che i loro mariti (attualmente al lavoro su Red Dead Redemption) sarebbero costretti a lavorare 12 ore al giorno, sei giorni a settimana, con stipendi decurtati e impossibilità o quasi di prendersi ferie.

Insomma, Red Dead Redemption sta venendo proprio bene, eh, però non mi pare il caso di sporcare la sua confezione col sangue di tanti poveri lavoratori innocenti, esplosi dopo una giornata lavorativa di 196 ore. A questo punto non voglio sapere cos’è toccato ai poveracci che hanno sviluppato GTA! Probabilmente avevano anche le tastiere sotto la scrivania per programmare con i piedi.

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