19gen/1015

Rise of the Argonauts: la ri-recensione

riseOk, Rise of the Argonauts è uscito da un pezzo (a febbraio dello scorso anno). Però voglio tornare a parlarne ugualmente. Innanzitutto, perché su JAVS non lo abbiamo mai nominato, e mi pare veramente un peccato. Il secondo motivo è che finalmente l’ho terminato (ripescandolo dal fondo della playlist in un raptus di follia) e confermo l’impressione iniziale che ne ebbi: RotA è un gioco di assoluta classe. Certo, ha tanti difetti tecnici. Però è uno di quei titoli che gli amanti di VG di un “certo” tipo non dovrebbero lasciarsi sfuggire. Seguitemi dopo il warp e tenterò di spiegarvi il perché…

Difendere e lodare un gioco che è stato abbastanza bastonato dalla ciritica mondiale non è mai un compito semplice, ed espone sempre a qualche “rischio”. Però è anche vero che spesso la critica è troppo appiattita su giudizi omogenei e omogeneizzati, e alle volte finisce per prendere qualche abbaglio. Come ho già detto, RotA è pieno zeppo di difetti, tecnici e di game design. Però è anche un gioco dotato di un grande carattere e che, secondo il sottoscritto, rende giustizia al fascino della mitologia classica molto meglio di quanto non abbia fatto un God of War.

Partiamo dai difetti. Il primo a saltare agli occhi è la grafica, che denuncia senz’altro un processo di produzione terminato in modo frettoloso e non rifinito. A volte il conteggio dei poligoni è scarso, altre volte i rallentamenti imperversano, le texture poi caricano lentamente e non sempre sono di grande qualità. Nonostante questo, però, il gioco riesce a risultare comunque gradevole in molti frangenti, ed è grazie allo stile dei personaggi e delle ambientazioni, molto ispirato ed evocativo: Giasone, col suo ricciolino alla greca, è sicuramente un bel protagonista (somiglia un po’ a Xabaras, non trovate?) e anche i suoi compagni non sono da meno. Nel corso dell’avventura raccatteremo con noi un “party” formato da Ercole, Achille, Dedalo, Atalanta, il satiro Pan, Argo e molti altri personaggi classici della letteratura ellenica, visitando luoghi reali e mistici come Micene, l’isola di Delfi (dimora del leggendario Oracolo di Apollo), quella di Jolco e lo stesso Tartaro, dove risiedono gli dei degli inferi. Qui, in particolare, vivremo un incontro con il titano Prometeo (colui che rubò il sacro fuoco agli dei per donarlo all’uomo) che definire “evocativo” sarebbe poco…

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I dialoghi sono affascinanti e ispiratissimi, tra i migliori che abbia mai trovato in un videogame. Peccato solo per il doppiaggio italiano, ben fatto ma troppo "compresso" e sibilante...

Con tale bagaglio di luoghi e personaggi affascinanti, Rise of the Argonauts è una sorta di action/gdr molto leggero, che però riesce a costruire una vicenda narrativa interessante, che spinge ad andare avanti, scavalcando magari anche qualche momento di “down” nel divertimento. Anche il sistema dei combattimenti, infatti, non è eccelso: si controlla solo il protagonista (gli altri membri del party sono “di contorno”) e la risposta ai comandi non è ottimale, così come le collisioni, spesso approssimative e non molto soddisfacenti. Insomma, non cercate in questo gioco un picchiaduro, perché in quel caso restereste delusi.

Quello che, secondo me, davvero eccelle sono i dialoghi: tutte le opzioni di testo sono infarcite di un fascino e oserei dire di una “saggezza” tipicamente classici. Ritrovarsi in un’arena a disquisire con il proprio nemico sul diritto che il leggendario Vello d’Oro abbia di guidare le azioni umane, piuttosto che prenderlo semplicemente a clavate, è un momento di rara eccellenza e originaliltà nell’attuale panorama videoludico. Anche l’incontro con Achille, un personaggio viziato e dissoluto, e il successivo scontro in un’arena gremita di spettatori, merita senz’altro di essere vissuto. Ma sono veramente molti i momenti di questo gioco che lasciano sospendere per un attimo il fiato.

Insomma, Rise of the Argonauts è un gioco a cui bisogna volere un po’ di bene in partenza, che bisogna “perdonare” per i suoi difetti proprio come un figlio un po’ “problematico”, ma che in ultima analisi secondo me può dare anche molte soddisfazioni, specialmente a chi ama l’ambientazione mitologica. Adesso che costa una ventina di euro nel cestone, è arrivato il momento di provarlo, perché si tratta di un gioco veramente particolare che potrebbe farvi innamorare come ha fatto con me. Se poi non vi piacerà, sarò pronto a discuterne con voi (e a prendermi anche i vostri insulti!), parola di JAVS!

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