L’industria musicale è, ormai da tempo, ben oltre le soglie del baratro. E’ afflitta, prima ancora che dal problema dei download dalla Rete, da una perdita di stimoli, credibilità e presa sul grande pubblico, che negli anni si è frammentato drammaticamente in quanto ad ascolti ed è diventato dunque meno controllabile da un punto di vista di mercato. Come può un gigante cadente del genere sopravvivere all’epoca dei mutamenti repentini e spietati, all’epoca dell’evoluzione o estinzione? Dopo il warp, l’idea di JAVS…
Innanzitutto, facciamo una doverosa distinzione: l’industria della musica non è “la musica”. Sono due cose distinte e separate. La musica non morirà mai: è una delle esigenze primordiali degli esseri umani, una delle prime forme d’arte conosciute, uno strumento di comunicazione e condivisione. Nonostante ciò, il sorgere e poi il successivo tracollo dell’industria della musica, del cosiddetto “music biz” (ossia di chi la musica la stampa, impacchetta, promuove e vende… fa tutto, dunque, meno che crearla), ha portato nell’ultimo cinquantennio ad una trasformazione radicale anche della concezione stessa di musica, che ora ci è consegnata come un qualcosa di, in un certo modo, industriale.
Dicevamo, dunque, che è proprio quest’industria ad essere in crisi. Da cosa nasce la crisi? Da molte cose, e il problema del download è solo l’ultimo e più dirompente. La crisi dell’industria musicale nasce, ad esempio, anche da una frammentazione totale dei generi e sotto-generi, da un pubblico che, nell’era di Internet, ha una capacità di scelta e di formazione del suo gusto personale che è 100 volte più definita e dettagliata rispetto a quella che c’era negli anni ‘60 e ‘70. Lo strapotere delle radio, capaci di trasformare più o meno ogni pezzo in un successo, martellandoci per 100 volte al giorno e facendocelo metabolizzare a forza, è in un certo qual modo finito, inchinandosi all’arcipelago di realtà di scelta diretta che è rappresentato da MySpace (straordinario portale di auto-promozione per band grandi e piccole di tutto il mondo), ma anche al semplice passaparola, al “passaMp3″, che ormai consente a tutti di ascoltare tutto e di differenziarsi, affinarsi. Andare oltre ciò che il “music biz” ci propina quotidianamente, guidato solo e soltanto dai suoi intenti commerciali.
Il risultato è che, se negli anni ‘60, ‘70, ‘80 e per certi versi ancora ‘90 è sopravvissuto il mito delle band “leggenda”, quelle che vendevano milioni di dischi ad ogni nuova uscita, accaparrandosi dischi d’oro e di platino per tutto il corso di una carriera a volte addirittura ventennale (Beatles, Queen, Michael Jackson…), adesso la situazione è radicalmente cambiata. Il gusto muta camaleonticamente, “artisti” (tra virgolette, perché più spesso si parla semplicemente di “artigiani”) della musica esplodono e implodono freneticamente, vendere 4 milioni del primo album non significa garantirsi il diritto di non scomparire completamente al secondo, o al terzo, album.
Questo ingenera ovviamente un senso di instabilità costante, e rende il mercato una sorta di lastra di ghiaccio sottilissima, su cui le major camminano con grande attenzione. Perché ricordiamoci una cosa: produrre un album musicale ormai costa pochissimo (con un buon PC, software adeguati e ottime capacità si può auto-produrre in casa un disco di livello professionale), ma “spingerlo” all’interno del mercato costa sempre di più: radio, televisioni, video musicali girati da registi di Hollywood, party, presentazioni, interviste, beneficienza… è questo il vero costo della musica. Non il disco in sé per sé.
Ovviamente, su questo enorme costo va poi a incidere, letale come uno stiletto, la realtà dei download da Internet. Gettiamo la maschera: l’Mp3 è ormai un qualcosa di circolazione troppo semplice, immediata, per essere arginato. Tutti noi ne abbiamo a tonnellate. Il fenomeno non può essere arrestato, nemmeno con l’entrata in gioco dei governi e dell’Europa, che con la famigerata “Dottrina Sarkozy” (tre avvisi a chi scarica software “illegale” e poi disconnessione dell’IP dalla Rete, con ban permanente) ci ha provato, incontrando solo tanti problemi e sfracellandosi contro una realtà, quella di Internet, che non è dominabile a piacimento di nessuno, perché è semplicemente troppo più grande di tutti, di qualsiasi ente governativo o realtà economica. Se all’istante scomparissero da internet gli IP di tutti coloro che hanno scaricato per 3 volte un software illegale, succederebbe quello che accadrebbe nel nostro Parlamento se venissero cacciati tutti i corrotti, concussi, collusi, compromessi eccetera: si ritroverebbero in due a guardarsi in faccia e a giocare a scopetta.
Il fatto che per accaparrarsi un disco d’oro in Italia fossero necessari negli anni ‘70 500 mila dischi venduti e oggi 35 mila (meno di un decimo!) parla chiarissimo, e ci dice due cose. La prima è che i numeri dell’industria si sono ridotti di un margine che è devastante, per qualsiasi tipo di attività economica. La seconda è che il music business, per sua stessa natura e sopravvivenza, deve dimostrarsi sempre vincente, appassionante, ricco di emozioni e di successi, a costo di mentire spudoratamente. Dunque, se si abbassano le vendite, si abbassa anche il margine di ciò che è considerato “successo”. Così si continuano ad assegnare dischi d’oro, con grandi sorrisi e strette di mano, ad album che hanno venduto poco, pochissimo. Aprite una qualsiasi Top 10 settimanale: i 10 dischi che risiedono in quell’altisonante classifica saranno per forza un “successo”, vero? E se invece vi dicessi che molti di quelli, specialmente nell’ambito dei singoli, hanno a volte venduto poche centinaia di copie? Il quadro, inesorabilmente, cambierebbe. E ci direbbe che, nonostante i sorrisoni e i capelli di parrucchiere, quest’industria ha l’acqua alla gola, e un blocco di cemento legato ai piedi.
Continua (per chi ha il fegato) a pagina 2…
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Ah Jimi Jimi se tu fossi ancora qui con noi!! Quanto ti farebbe schifo la musica commerciale di oggi…
Sinceramente? Non lo voglio sapere cosa sarebbe successo ad un Jimi Hendrix vissuto negli anni del “music biz” estremo. Ho un po’ paura. Certe dinamiche sono uno schiacciasassi… per tutti!
Beh, non ti do torto… purtroppo la morsa del business è terribilmente forte e tutto sommato… anche io avrei paura. Però mi piace pensare che di fronte a questo “music-biz” lui si sarebbe ritirato, con un mega concerto d’addio… in stile Monterey, per intenderci!
Certo che, se ci pensi… quanto è triste la musica “confezionata” di ora rispetto a quella di quei tempi, eh?
Io dico che, in un modo o nell’altro, ad una dimensione più “intima” e passionale della musica ci si torna. Abbiamo un po’ di fede!
Infatti, la musica di allora scuoteva l’animo!! Comunque io non sono triste, la musica bella la posso fare mia in qualsiasi momento (benedetto I-Pod) e certo, mi dispiace che ormai non ci sia più nessuno (o quasi) che sappia portare avanti qualcosa di qualitativamente superiore rispetto alla massa commerciale, ma non dispero. E intanto… The Wind Cries Mary…
Come sarebbe il mondo se non esistessero i publisher?
Non ho mai letto con tanta passione e tutto d’un fiato un post tanto chilometrico. La penso anche io così per molte cose, e in altri punti sono un po dubbioso però. Come sostituire i cd? Siamo sempre sul discorso del digital delivery, non avere più la fisicità dell’oggetto. A me personalmente piace vedere una confezione sul mio scaffale. Magari invece che un cd potrebbe essere un nuovo formato piu moderno e piu economico, ma in ogni caso avrebbe bisogno di un costo di produzione e diffusione. Piu che il mezzo finale, bisognerebbe rivedere completamente il meccanismo che porta il brano concepito dal cantante alle orecchie dell’ascoltatore.
Onorato per le tue considerazioni sul mio post!
Comunque, io penso che la musica già da oggi possa circolare solo attraverso il medium digitale. Quasi tutte le persone che conosco, ormai, viaggiano SOLO ad Mp3. E, bada bene, io sono un COLLEZIONISTA di dischi, eh. Però ogni volta che ne compro uno (sempre più raramente), lo metto nel PC, lo trasformo in Mp3 e poi lo schiaffo nella rastrelliera per non toccarlo mai più, la maggior parte delle volte.
Insomma, il feticcio della “confezione” non ce l’ho più, con tutto che 10 anni fa ero il classico “topo da negozio di dischi” che stava ore a sfogliare i cataloghi di CD e vinile in cerca del “pezzo raro”.
Comunque, se pur restasse in qualche modo un mezzo fisico per distribuire musica, il punto essenziale resta che dobbiamo riportare l’accento dalla forma alla sostanza, dal contenitore al contenuto. La musica è la musica, basta. Il CD, la copertina, il video musicale, il cantante col make-up, gli awards di MTV… TUTTA questa è roba che non serve a niente se non a promuovere la vendita del disco. Un’enorme pubblicità!
è vero. magari se producessero solo poche migliaia di cd la cosa si risolverebbe. un cd diventerebbe un vero pezzo raro e simbolo di febbre per l’artista.
Sono ben pochi i gruppi che riescono ad emergere dalla massa, e ancora di meno quelli che intraprendono un allontanamento dalle case discografiche come hanno sempre fatto gli Elio e le Storie Tese, che conoscendo tali mostri, sono ben consci del vantaggio e dello svantaggio che tale allontanamento comporta.
Per quanto riguarda colui che ascolta la musica, è vero che si ritrova prezzi ingiustamente alti, ma è anche vero che non può avere musica gratis, visto che dietro alla registrazione, o al solo concept, non c’è solo il gruppo, ma anche tanta gente che suda per poterci offrire una quell’esperienza nella registrazione, e quel orecchio esterno al gruppo che aiuta ad avere una completezza musicale che i musicisti meritano. (ho scritto musicisti, ovvero quelli che suonano per pure passione e non per business)
Ma il problema della musica attuale, non penso sia da attribuire solo agli squali voraci (case discografiche) che dopo tutto alcune volte fanno anche il loro lavoro, ovvero aiutare un gruppo a suonare in giro per il mondo, grazie alle spese per i live e alla massiccia distribuzione mondiale, sia tramite pubblicità, che altro. Ma anche quei mangia soldi della Siae, che non contenti dei milioni che guadagnano, ora lucrano anche su qualsiasi sistema di memoria che potrebbe immagazzinare materiale musicale e non, coperto da copyright. Sono anche i principali responsabili di scioglimento di ban emergenti, che non riescono a far fronte delle spese: non solo strumenti e trasporto materiale, ma anche pagamento diritti e cessione della percentuale del proprio guadagno a serata e spesa eccessivamente alta del locale (che di solito è il primo a permettere alle nuove band, di farsi un nome).
Se all’estero il problema è la preferenza della musica commerciale a rendere le cose impossibili, in italia è la completa miopia di hi è ai vertici musicali, a rendere impossibile l’omogeneità dei generi musicali. Con una certa complicità delle radio, che come Metaller diceva bene, fanno il bello ed il brutto tempo. (anche se la tv, con questi talent show e non solo, sta assumendo molti aspetti della radio. Come se la tv, non avesse già altri difetti… XD )
Non sono d’accordo sul fatto che la musica non possa essere “gratis” perché c’è gente che lavora per registrarla. Ci sono molti modi di guadagnare con la musica, e stamparla su di un prodotto fisico, da vendere poi al “cliente”, è soltanto uno.
Sono convinto che, in un eventuale mondo della musica che prescindesse dal music business, anche le figure “professionali” (rispettabilissime) come tecnici del suono, arrangiatori, session man eccetera… continuerebbero a trovare un ambiente in cui lavorare.
E’ l’idea di musica come prodotto commerciale che deve tramontare, innanzitutto perché sta tramontando comunque (volente o nolente), secondo poi perché uccide l’anima stessa della musica, che è creatività e non mercato.
Infatti ho scritto che anch’io non son d’accordo che la musica venga data gratuitamente. Visto che c’è molta gente, che oltre al gruppo, lavora dietro la registrazione di una canzone.
Mi sa che hai letto male
Un “non” non l’ho visto XD All’ora non sono s’accordo con te
Mi è scivolata una “S”. Volevo scrivere d’accordo
Eh sì, ha letto male ma tu hai fatto una frase di quelle da test d’intelligenza che fanno tipo:
“Se non è vero che nessuno non ha niente, chi ha qualcosa?”
Anche la settimana enigmistica su JAVS, che volete di più? XD
Cazzo che bomba di articolo. E soprattutto, non sai quante cose ti quoto (a differenza di quell’8,5 a Mass effect 2 asd).
La musica DEVE essere gratuita. Almeno quella registrata. Registrare, mixare e masterizzare un disco, non costa un cazzo. Perciò i 20€ (quanto costano?non li compro da un’eternità) di un cd, sono un furto. Oltretutto…ancora con i cd?Io sono un collezionista. Perciò, se posso, compro o vinili in edizione limitata (si, li stampano…naturalmente non la Pausini), o materiale particolare (o nulla eh…). Ma mi dite voi che ci faccio con un pezzo di plastica, dal design ormai superato che tanto non metterò mai nello stereo che neanche ho più?Ormai,la musica si sente in digitale. E’ più veloce, ed è più comodo. Oltretutto, la musica gratuita fà paura a tutti quei gruppi che non valgono un cazzo. Daresti una bella ripulita e taglieresti le gambe a tutti quei progetti nati a tavolino per vendere.
I gruppi VANNO SUPPORTATI. Perciò bisogna andare ai concerti, bisogna cantare, bisogna comprare il loro merch. Perchè quelli sono soldi che gli entrano in tasca, ed è giusto così, perchè non sempre la musica di qualità fà rima con Tour bus e alberghi di lusso.
E questo è un’altro problema. L’80% della popolazione mondiale, ascolta merda (si, lo dico io). Perchè se il tuo massimo interesse per la musica è accendere la radio, e sentire un cazzo di singolo del primo che ti capita…beh, allora la tua passione è superficiale (e soprattutto non è passione). Non faccio il discorso “la musica bella è solo indie”, perchè nel lettore ho De Andrè, Cash, e pure Elisa, ma cazzo…sai quanta roba bella ho scoperto al concerto al Traffic di sabato sera a Roma? Tanta. Roba da cagare in testa a gente che si lava le ascelle in lavandini placcati d’oro.
C’è veramente bisogno di dedicarsi alla musica. Perchè la qualità c’è, ma bisogna cercarla.
Non quoto sul fatto del disco. Il riempitivo c’è perchè c’è l’esigenza di vendere il “disco”. Se non ho il problema delle copie vendute, allora la mia tracklist sarà lunga quanto voglio. Anche perchè il disco ti dice molto di più di un singolo. La botta di culo ce l’hanno in tanti. Io voglio sentire cos’hai da offrire…2 pezzi potrebbero non bastarmi.
Quoto a pieno la tua opinione sulla popolazione mondiale
Nonostante oramai tutti siano internet dipendenti la gente continua a farsi influenzare da certi canali comunicativi commerciali, vedi mtv-radio et simili, perchè non ha la voglia e la passione di cercare qualcosa di bello o semplicemente diverso. Eppure basta così poco, myspace per esempio è un grandissimo calderone dal quale attingere, io stessa ho scoperto svariati gruppi validi.
I pesci piccoli del settore stanno sparendo, i grandi ci metteranno un po’ di più ma credo che l’analisi deR Metaller non sia poi così utopica.
Condivido i pareri sulla musica, su come si scopre, come si vive la passione e come si supportano i gruppi.
Sul concetto di “album”: non ho detto che non deve esistere più. Ti potrei citare 100 dischi che valgono la pena di essere ascoltati dall’inizio alla fine, magari perché alcuni sono “concept”, oppure perché vantano un’integrità artistica particolare dall’inizio alla fine. Ecco: continuassero ad uscire gli “album” solo quando sono questo. Però non possiamo negare che il 90% degli album che escono attualmente sia altro. Se poi uno fa un pezzo e ha una “botta di culo”… bene. Ascolteremo quel pezzo. Se non ne fa altri al livello… ciao. Che problema c’è?
Si si, quoto eh. Dicevo che comunque il concetto di album adesso è legato al fatto che si deve vendere un prodotto a peso. Per questo ci sono i pezzi tappa buchi (che poi è quello che dicevi te no?).
Se non ci fosse il problema del prezzo x kg, magari, ci sarebbero album di una durata non standardizzata, in cui un’artista mette dentro quel che vuole. Il fatto è che un’album dovrebbe essere composto da vari episodi che compongono una storia (a prescindere dai “concept” che sono una cosa un pò a parte…).
Poi, ovviamente, non sempre riesce, anche per chi se ne frega del lato commerciale.
Per il fatto del singolo, và benissimo il pezzo bomba, è che di solito non mi basta, e vado a cercare oltre. Purtroppo non riesco a dare troppa importanza a quei gruppi che magari se ne escono col singolo spaccaculi, ma che poi si perdono nel nulla…
W BB KING ……..W VASCO……….W BB KING
Non ho capito l’accostamento ma… ok! ^_^
Metalluccio, bellissimo articolo!! Si vede che viene da una grande passione, dal cuore! … però sinceramente mi sembra un po’ troppo utopico, non so se il futuro andrà in questa direzione.
Vorrei mettere l’ accento anche su un altro particolare: è vero che bisogna supportare un gruppo che si ritiene cazzutto con merchandise e concerti, però vedendo certi prezzi rimango molto deluso.. è mai possibile pagare 100 e passa euri per 1 e mezza di concerto? 40/50 € per maglie o felpe che una volta lavate si possono usare come profilattici??
Comunque capisco che ci sono “le leggende”, quelli che nel loro genere pisciano su tutti, però personalmente più di 100€ li spenderei soltanto per un gruppo, forse…
Ma infatti parliamo di “supportare” altri gruppi… i concerti da 100 euro anche io li lascio volentieri dove stanno
Splendido articolo, Lu. Però…dubito che un vero appassionato rinuncerebbe al vinile. Chi veramente adora la musica ha in casa un impianto audio da paura, con casse che costano più della mia macchina e un giradischi professionale con cui ascoltare i vinili. I cd non li considera nemmeno. E ancora meno gli mp3, con tutta la perdita di qualità dovuta alla compressione. Il vinile DEVE sopravvivere, così come sta facendo adesso (rimarrà anche quando spariranno i cd, per come la vedo io). Comunque i video non li ho mai guardati, devo dire la verità. Forse solo quelli dei Radiohead e degli Smashing Pumpkins
(due dei gruppi di cui citerei almeno un album nella famosa lista dei dischi perfetti e IMPERDIBILI).
Primo: complimentoni per l’articolo Bac. (Anche se non lo condivido al 100%
)
Secondo: Filippo, con te invece sono un po più vicino al tuo pensiero.
Da amante e collezionista/feticista di dischi, non posso non essere d’accordo con te sul valore e la preziosità del vinile (il quale emette un fruscio che mi eccita vistosamente), e senza alcun dubbio, la via del pensionamento, credo (spero) sarà ancora molto lunga.
Per quanto riguarda i CD e gli MP3, penso che i primi esisteranno ancora per molto tempo. Alcuni album di musica elettronica che possiedo sono superlativi da ascoltare in cuffia, con la loro perfezione sonora e minimale, e credo che ascoltandoli con una puntina perderebbero sicuramente un po della loro magia.
Gli MP3 invece sono il futuro, anzi, ormai una realtà consolidata (nel bene e nel male).
).
All’inizio ero scettico anche io sulla loro qualità, ma con gli anni (e grazie anche a lettori sempre più capienti), mi sono dovuto ricredere, e ora non posso uscire di casa senza l’iPhone stracolmo di album (quasi tutti originali
Spararsi ogni giorno un’ora di metropolitana, camminare e fare shopping nel centro città o aspettare per ore l’apertura dei cancelli di un concerto, avendo dietro tutta la propria musica preferita, non ha prezzo
Beh! Sul discorso comodità non c’è nulla da dire. Ogni volta che parto per un viaggio (Londra, Milano, Ammmmerica, Marte…) passo quasi tutto il tempo con le cuggie nelle orecchie ascoltando un miliardo di canzoni
Ah! Comunque l’articolo non è di Bac, ma di Metaller
E le “g” di “cuggie” non sono “g” ma “f”, direi XD
Perché? Anch’io le chiamo cuggie
Credo che SOLO tu le chiami cuggie, a questo punto
Ma come, cribio, il mio lettore RSS mi dice “di Bac”…Hmmm
)
Allora rigiro i “complimentoni” a Metaller (Sorry for that
Evidentemente il tuo lettore RSS non sa leggere
lunedì lo porto dall’oculista…
Bellissimo post Metaller, e amaramente vero… Per me che con la musica ci mangio e combatto ogni giorno, è sembrato di rileggere diversi ragionamenti che ho fatto qualche tempo fa. Se ci aggiungi che il mio genere non è certo di quelli che “sposta le masse”, soprattutto in Italia, ti puoi rendere conto quanto possa essere tosta a volte per me non prendere il muro a capocciate. La verità è che con i dischi ormai non si va da nessuna parte, la persona media, con la vita che conduce, non è in grado di concentrarsi ad ascoltare musica per più di 30 secondi di seguito. Te lo immagini uno che si ferma, spegne il computer, stacca il telefono e mette su un disco nel suo impianto hi-fi e lo ASCOLTA? a fare così siamo rimasti in pochi credo. Allora perde totalmente senso tutto il lato artistico e la musica diventa mero intrattenimento da ascoltare in macchina tra un clacson e un litigio. Fateci caso, i missaggi moderni hanno perso moltissima stereofonia perchè in macchina la musica si ascolta più facilmente così.
Un musicista qualsiasi ormai il disco se lo produce da solo (con 1500 euro te la puoi cavare, almeno per un disco jazz), e se ha fortuna vende qualche copia al concerto se becca l’appassionato o chi vuole un “ricordo di una serata diversa” che difficilmente ascolterà.
Il “disco” ormai è considerato (al livello di un musicista “normale” non parliamo di U2 eh…) un biglietto da visita indispensabile per presentarsi a festival e quant’altro, ma tu stesso mentre lo registri sai che lo fai più per te che per il “pubblico”. Suvvia, 74 minuti di musica in un cd… e chi mai se la ascolterà…
Da parte mia ho in testa una cosa che penso possa permettermi di realizzarmi artisticamente, ma anche di andare in contro a chi vorrei che fosse emozionato da quello che faccio, ma non ve lo dirò neanche sotto tortura cinese!!
L’unica cosa che mi dispiace è che la musica popolare italiana è diventata da Puccini alla Pausini (e non è neanche la peggiore!!) e che la qualità audio da quando esiste il digitale è in vertiginoso calo. La dinamica… come la rimpiango…
Aspettavo con ansia un tuo commento. Il parere di un musicista che campa di musica, in un post del genere è FONDAMENTALE.
Ebbeh!! E meno male che ce ne abbiamo
Comunque, è vero: è cambiato, in base ai mutamenti della vita moderna, tantissimo anche il modo in cui si ascolta la musica, che sempre più spesso è relegata al ruolo di semplice “tappeto di sottofondo” mentre si svolgono altre attività in altri ambienti, nel corso di una giornata sempre più frenetica e (me lo lasciate dire?) superficiale.
Personalmente, ancora pratico quell’arte antica degli “ascolti mirati”, ossia: metti su un disco, lo senti dall’inizio alla fine e lo apprezzi nel suo complesso. Poi fai “replay”, facendo caso SOLO alle parti di chitarra. Poi, di nuovo, ma stavolta l’attenzione SOLO alle parti di batteria. E così via.
Anche il discorso sulla qualità audio in picchiata è molto interessante, e potrebbe originare da due aspetti inversi e complementari. Il primo è il fatto che, come dicevamo, con 1500 euro volendo si produce un CD. Ma è chiaro che non avrà una qualità paragonabile a quella del CD prodotto con 1 milione di euro, che è quello in cui se ci sono i violini sono violini veri di un’orchestra vera, registrati con microfoni che costano migliaia di euro in sale con un’acustica apposita. Tanto per fare un esempio. Il secondo aspetto è proprio quello che nasce dalla domanda: “a chi serve la qualità?”. Considerando che, oggi, il 90% della gente ascolta musica in Mp3 dall’autoradio o dal computer o dal lettore portatile… la qualità non serve (quasi) a nessuno. Perché tutti questi dispositivi, e specialmente il formato Mp3 (anche a bitrate elevati) non sarebbero comunque in grado di esprimerla al 100%.
Questo va contro al mio discorso? Non credo. Innanzitutto perché io sono un grande appassionato di musica e, nonostante ciò, non ho mai posseduto un impianto da 10 mila euro. La ascolto con ciò che posso, e la mia scelta di qualità la esprimo andando a più concerti possibile. Il secondo punto è che l’Mp3 è un formato vecchio di 10 anni: quanto ci metteremo ad averne un altro, oppure altri codec, che possano esprimere grandi qualità audio? Volendo, secondo me, non molto…
Fermo restando che sto architettando una tortura cinese per strapparti di bocca la tua idea
Non provare a fargli seguire Ballando con le stelle. Ne è ghiotto
Ma che ballando sotto le stelle, ormai per me c’è solo Pupo, Emanule Filiberto ma soprattutto il grande, l’intramontabile Tenore Canonici!!!!
Aspetta per quanto riguarda la qualità in picchiata non è per i 1500 che spendi per registrare un trio/quartetto di jazz… I microfoni di oggi e le piattaforme digitali sulle quali ormai praticamente tutti registrano darebbero pure risultati buoni e con gli hard disk di oggi si fanno tutti progetti a 24 bit che di dinamica ne avrebbero da vendere, io mi riferivo all’inscatolamento della musica successivamente alla fase di produzione ed agli impianti di riproduzione. E’ evidente che poi un progetto musicale che coinvolga un’orchestra sinfonica ha delle spese diverse, ma non è detto che la qualità audio sia per forza di cose maggiore ed io mi riferivo a quella… Ti faccio un esempio, l’anno scorso ho registrato per la Decca con un clarinettista classico all’auditorium. Era un duo ed avevamo almeno 5 o 6 microfoni ottimi per la ripresa, ma è stato piazzato tutto su un portatile (un pc tra l’altro) ed il risultato è stato cmq eccellente da un punto di vista acustico. Poi però se prendi il disco, lo comprimi, lo ricomprimi, ci sputi sopra, ti ci scaccoli e lo ascolti su un lettore mp3 con le cuffie sfondate…
Quello che mi dispiace è proprio che questa qualità non serva più. Suonando uno strumento che per definizione è un po’ debole e difficile da riprendere mi dispiace che non si consideri che la musica potrebbe essere rispettata un po’ di più ed essere ascoltata molto meglio.
Forse la risposta non sarà nei codec di compressione migliore, ma in reti più veloci e supporti più capienti con la speranza che le informazioni che perderemo (perchè le perderemo) non siano troppe. Ma sul tecnologico mi fermo perchè non ci capisco molto…
Beh, il tecnologico continua a crescere di per sé ed è fatto di tutte queste cose: reti migliori, supporti più capienti e formati di compressione più performanti. Come dire: la limitazione alla qualità non è nel mezzo, ma nell’uso che se ne fa.
PEer rispondere sopra, invece:
la distinzione Mp3/vinile, invece, è su un altro piano… e ci riporta al discorso “analogico vs digitale”. Una questione annosa, dal momento che le due tecnologie sono completamente diverse alla base ed hanno un “feeling” notevolmente differente. Basta pensare alla VHS rispetto al DVD. Il vinile conserva sicuramente il suo fascino, per certi versi, ma è già oggi un oggetto destinato unicamente al collezionista e all’estimatore “vintage”, quindi credo proprio che in ottica di “come tramandare la musica di qui ai prossimi 50 anni” sia abbastanza fuori gioco…