17mar/1032

RetroJAVS: Moonstone – A Hard Days Knight (1991)

Era da un po’ di tempo che non scrivevamo un RetroJAVS, quindi oggi ho deciso di darmi da fare e di riesumare un gioco per Amiga che mi è particolarmente caro. Sto parlando di Moonstone – a Hard Days Knight, violentissima avventura action/gdr sviluppata da Mindscape nel 1991 e ambientato in un medioevo fantasy fatto di troll, spiriti naturali, riti pagani e cavalieri in armatura. Ho passato ore e ore davanti a questa perla, e ancora oggi mi viene voglia di farci un giro ogni volta che scorgo la sua bella scatolozza in bella vista sulla mia libreria. Vediamoci dopo al warp per una sana lezione di storia!

Perché Moonstone era così bello? Cosa mi spingeva a rigiocare mille volte un titolo la cui trama era sempre identica? Partiamo dall’inizio. Prima di tutto, avevo molto più tempo libero :D A parte questo, comunque, il gioco poteva essere affrontato assieme a tre amici, e metteva il giocatore nei panni di uno dei quattro cavalieri disponibili (differenziati unicamente dal colore della tunica).

La premessa era molto semplice: in seguito a un rito pagano fatto di danze, donne seminude e litanie ipnotiche, un coraggioso guerriero veniva incaricato dai druidi di Danu di recuperare le Moonstone, per accedere a una mistica valle ed eliminarne il malvagio guardiano. Il premio per il completamento dell’impresa sarebbe stata l’immortalità.

L'incontro col drago è uno spettacolo. Il rischio di morire è altissimo, ma la ricompensa in caso di vittoria è sempre adeguata. Il bello è che il drago sorvola costantemente la mappa, quindi si può cercare di evitarlo...o di sfidarlo!

Per quanto semplice, la trama offriva spunti originali e interessanti, se non altro nell’ambientazione e nel modo in cui tutto veniva presentato. Dopo l’introduzione, arrivava il momento di muoversi attraverso la vasta mappa del mondo alla ricerca delle fantomatiche reliquie, nascoste in posti sempre diversi.

La struttura di gioco era a turni, e permetteva di muoversi attraverso la mappa per esplorare le numerose zone di interesse sparse per il mondo. Di possibilità ce n’erano una marea, visto che si potevano esplorare due città (dove curarsi, fare acquisti e ascoltare le voci dei viandanti), si poteva visitare la torre del mago Math (luogo che avrebbe potuto portare incredibili benefici o terribili svantaggi all’avventuriero di turno), oppure ci si poteva spingere in una delle numerose rovine disseminate per il territorio.

Contro queste creature il fendente verticale è la scelta migliore, ma per ottenere i risultati desiderati è fondamentale scegliere il giusto tempismo.

Proprio in questi luoghi oscuri si potevano trovare i quattro oggetti fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo finale, e il bello era che l’ubicazione delle misteriose chiavi cambiava di partita in partita, lasciando quel pizzico di imprevedibilità che ogni gioco dovrebbe avere. Saltiamo a pagina due per parlare di un po’ di sana azione!

Condividilo!
  • Print
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • PDF
  • Twitter
  • Live
  • RSS

Pagine: 1 2